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Non nominare il nome di Dio

Nonostante più del 90% della popolazione mondiale pratichi una forma di spiritualità o aderisca ad una qualche religione noi che viviamo in questo sistema “occidentale” consideriamo la spiritualità un aspetto assolutamente marginale della vita.

Il nostro modello sociale è in un buona parte un riflesso di un progetto più ampio proposto/imposto attraverso i mass media. Concetto poco originale, me ne rendo conto.

Se facciamo attenzione nessun personaggio televisivo o del cinema approfondisce mai in temi legati alla spiritualità, alla ricerca di Dio, alle pratiche di guarigione. Si parla spesso di figure religiose ma quasi sempre se ne raccontano gli aspetti biografici, le lotte che hanno affrontato, le ostilità da superare, ma praticamente non si indaga mai sul loro lavoro di scoperta di sé.

Se in TV e nei media di maggior diffusione si parla di amore, viaggi, problemi sentimentali, questioni economiche, salute, sport, cultura, teatro, cinema, arte, letteratura e mai di Dio – qualunque cosa questo termine possa evocare a chi lo sente pronunciare – e di spiritualità allora mi viene da pensare che la scelta non sia casuale.

Se le persone iniziano a riflettere, pregare e meditare diventano più consapevoli e meno docili.

Ti sei mai chiesto qual è il motivo per cui se esci con gli amici, oppure a pranzo con i colleghi, non proporresti mai di parlare della vita spirituale di ognuno? Sembra un tema un po’ tabù, noioso… Però se poi provi a intavolare il discorso tutti sono interessatissimi, tutti hanno fame di conoscere una dimensione che è centrale nella vita. A voler parlare come persone di marketing si potrebbe anche dire che c’è un “mercato potenziale” enorme per i temi spirituali. Soddisfatto solo con chiacchiere più o meno coinvolgenti sulle religioni.

Si confonde quasi sempre la spiritualità con la religione. E’ sufficiente aprire le gabbie delle opinioni personali sulle religioni e un dialogo sincero sulla spiritualità e’ completamente compromesso.

La religione  non è che uno strumento di aiuto per le persone, è la guida per coltivare la propria essenza spirituale. Se la religione non aiuta a sviluppare la propria dimensione spirituale ma si riduce a una serie di dettami moralistici allora è solo di intralcio.

Io non so con certezza perché un tema così centrale della vita di ognuno risulti perfettamente censurato sia dai media che dalle persone. Però rifletto. O almeno ci provo.

La mia storia personale mi ha portato ad avere più familiarità con il mondo cristiano. Uno strumento che ultimamente mi aiuta a pregare e riflettere è www.peopleinpraise.org. Ma qui credo che ognuno sia portato a intraprendere il proprio percorso di ricerca da dove preferisce, che sia la meditazione, una religione, lo yoga, la pratica del silenzio, ecc…

Una volta un amico mi ha chiesto cosa fosse secondo me la spiritualità. Ho provato a rispondere così.

Mettiamo che io compro un libro. L’aspetto materiale del libro cos’è? La carta, la rilegatura, l’inchiostro. Sono necessari ma non sono il motivo per cui io scelgo quel libro. Questa è la realtà fisica, che si può cogliere con i cinque sensi.

Ci sono poi le parole, i caratteri, il formato del testo, le dimensioni delle lettere, la lingua in cui è scritto. Necessario anche questo altrimenti non sarei in grado di decodificare nulla. Questa è la mente, il nostro strumento per decodificare e interpretare la realtà. Ma non è ancora il motivo per cui voglio il mio libro.

Infine c’è il racconto, l’anima della storia che io voglio conoscere, le emozioni dei personaggi, il significato della presenza stessa del libro, l’unica ragione per cui ci saranno sempre nel mondo lettori di libri e ascoltatori di storie. Il racconto è la spiritualità, l’essenza della vita.

Credo che se fin da piccoli imparassimo che la realizzazione di una persona è la ricerca della propria e altrui felicità e non gli aspetti materiali della vita allora tutto il mondo si accorderebbe su frequenze totalmente diverse.

Ecco. Io oggi la vedo più o meno così.

Tommaso

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