4

Ma quali perduti? Siamo evoluti, barattiamo e siamo felici

 

Magnifico. Pochi giorni fa Mario Monti ha definito “perduta” la generazione degli attuali trentenni/quarantenni.

Io non so Monti se stia descrivendo una situazione o stia suggerendo un’immagine, lanciando un messaggio di cui dobbiamo convincerci. Io non so perché dai media, dalle istituzioni, da ovunque le informazioni siano controllate continuino ad arrivarci messaggi negativi, per cui dovremmo adeguarci ed abbatterci. Io non so perché non ci raccontino tutte le cose ma solo quelle che vanno male. Io non lo so però un’idea ce l’ho.

Il sistema che sta morendo e che fa un gran chiasso nella sua agonia è organizzato grossomodo così. Al vertice della piramide c’è un sistema finanziario, dove si spostano molti soldi ma non si crea nulla che serva alla persona (cibo, beni o servizi, ecc…). Perché il sistema si regga in piedi l’economia deve crescere sempre (il PIL deve crescere sempre). Poco importa se economia che cresce sono anche ospedali pieni, prodotti che si guastano, inquinamento, incidenti fatali, incendi di aree verdi, contaminazioni e  nuove guerre (un po’ retorica, ok, ma tant’è!). Se si spostano dei soldi l’economia cresce. Gli Stati nazionali hanno la funzione di scaricare i costi che i privati non vogliono sostenere (inquinamento, malattie, disagi sociali, ecc…). La maggior parte dei soldi destinati alla gente finisce nel giro di poco tempo allo Stato sotto forma di tasse (sul reddito, poi sugli acquisti con l’IVA, se per caso si riesce a risparmiare qualcosa c’è la tassa sui risparmi, e poi una bella serie infinita di bolli, accise, contributi, e imposte una tantum come l’IMU). Lo Stato è indebitato fino al collo e tutte le tasse servono a pagare gli interessi su questo debito e sempre meno i servizi ai cittadini.

Tutto deve spostare sempre più soldi. Se però il meccanismo si inceppa e si spostano sempre meno soldi tutto va in crisi e il grosso giocattolo si rompe.

Tutto questo perché al centro abbiamo messo dei nostri obiettivi e quindi del nostro sistema la crescita economica.

E se mettessimo al centro il benessere delle persone, dell’ambiente e del sistema pianeta in genere?

Qualcuno ci sta già lavorando, come al solito le soluzioni già ci sono e il dibattito è apertissimo. Un’idea fra le tante è il Genuine Progress Indicator (GPI), un indicatore economico che tiene conto della riduzione delle risorse ambientali, della criminalità, dell’inquinamento, della perdita di terreni coltivabili e delle aree umide.

Il solito Jacopo Fo a suo modo, diretto e creativo come sempre, propone un bel po’ di idee e tanto buon senso.

Una di queste è tornare al baratto ma in maniera davvero intelligente, mica come dei trogloditi, usando bene la tecnologia. Con Reeose  infatti ci si possono scambiare un sacco di cose (tipo ebay) pagando con crediti e consegnandosi gli oggetti di persona. Unico problema: non si spostano soldi, non si pagano tasse e non “cresce l’economia”!

Marco ha quasi 30 anni e fa nascere Almaterra. Chiara ha meno di 30 anni e dopo anni di gavetta inizia a mettere la propria competenza di architetto al servizio delle persone (e non più di un padronale studio di architetti ormai obsoleto). Eva ha 30 anni e dedica la sua vita alla sua passione per creare gioielli, Domenico ha 30 anni e ha creato un sito web dedicato alla sue passione per i viaggi. Matteo ha 36 anni e crea un nuovo modello di ristorante giapponese. Francesco ha 31 anni e realizza il suo sogno facendo diventare realtà i sogni degli altri. Giacomo ha 35 anni e solo lui sa quante cose si è inventato. Potrei continuare per ore.

Nessuno di loro ha un posto fisso, un sogno preconfezionato da generazioni precedenti. Siamo una generazione che si sa adattare velocemente e che sa creare un mondo molto migliore rispetto a quello che abbiamo ereditato.

Siamo evoluti non perduti.

Siamo stati cresciuti in scuole che ci hanno preparato per un modello di società che ormai è vecchio e sta cambiando. Se questo significa essere perduti allora lo siamo. A me sembra invece che siamo stati ingannati però (se non siamo sprovveduti) sappiamo adattarci al cambiamento e cavalcare l’evoluzione che è in corso.

Che piaccia o meno a Mario Monti e alla sua generazione.

Tommaso

 

4 Responses

08.07.12

Tommaso, bellissimi gli articoli che scrivi!!!
Condivido che il PIL ormai non rappresenta più un indicatore di benessere. Personalmente, anche andando incontro a più di qualche discussione, penso che questa sia una crisi di natura sistemica, e non ciclica. La differenza sta che prima o poi una crisi ciclica passa, e continua verso una fase di rialzo, mentre una crisi di natura sistemica implica che il modello sottostante sta cambiando.
E se il modello cambia, è perchè le persone che lo muovono cambiano.

08.07.12

Grazie Andrea!

08.07.12

Complimenti Tommy,
bell’articolo!!! Concordo con te appieno riguardo al fatto che sapendoci adattare ne usciremo anche se dovremo demolire a forza gli stereotipi con cui siamo stati cresciuti!
Di contro sono sempre più persuaso che ci sia un problema radicale o un interesse troppo forte da rappresentare quando i politici o i governi si espongono nel dare messaggi così anti-sociali.
Il rischio è che anche chi ci sta attorno prima o poi inizi a credere a quello che viene propinato da Tg e dai soliti malpensanti.

08.07.12

[…] ci incentiva a trasformare quanto più in fretta possibile le risorse naturali in rifiuti perché questo aumenta il PIL, oppure possiamo scegliere di vivere in maniera diversa, possiamo metterci alla ricerca di altre […]

Leave Your Response

* Name, Email, Comment are Required

Cerca

Iscriviti alla newsletter

Facebook