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Davvero ti basta prendere il tuo stipendio?

Oggi ho lasciato l’azienda dove ho lavorato per più di 5 anni. Praticamente come il liceo e anche qualcosa in più.

L’azienda che lascio per me è stata una grande azienda e sicuramente per molti lo è ancora.

Semplicemente credo di essere cambiato molto e ora non fa più per me, non mi emoziona più, ho capito che non mi può più aiutare nella mia ricerca della felicità.

Ci sono stati momenti anche difficili ma io sono davvero felice di questa esperienza, perché ho imparato dalle molte persone con cui ho lavorato e ho appreso anche molto di più da qualche “errore strategico” che ho commesso. Soprattutto mi sono trovato costretto a riflettere su quello che desidero veramente e a farmi nuove domande.

Certamente ringrazio le tante magnifiche persone che ho incontrato. E voglio ringraziare anche quelle persone che più mi hanno messo in difficoltà seguendo le proprie logiche di competizione e talvolta i propri egoismi, li ringrazio perché mi hanno reso una persona più forte.

Certo un po’ dispiace vedere che un’azienda nata da un sogno appassionato ora sembra guidata dalla fredda logica di un foglio di calcolo in cui i conti devono sempre tornare. L’unico obiettivo.

Andrew Hewitt è un trentenne americano che si è posto una domanda tanto semplice quanto potente: davvero avere grandi fatturati è l’unico parametro per poter definire quali sono le migliori aziende?

La famosa lista Fortune 500 elenca le maggiori aziende statunitensi misurate in base, appunto, al loro fatturato.

Visto che gestire un business, grande o piccolo che sia, significa fare la differenza nella vita delle persone, c’è da chiedersi in che modo si vuole avere impatto con il proprio lavoro.

Ecco l’intuizione di Andrew e la sua “GameChangers 500“: creare la lista delle 500 migliori aziende guidate da grandi propositi e dalle persone che vi lavorano per migliorare il mondo.

Nove i parametri misurati per essere inseriti nella graduatoria:

  1. Reinvent: essere dei GameChangers significa fare qualcosa in modo diverso, osare, creare qualcosa che cambia le regole.
  2. Scale Impact: avere un grande impatto significativo, sognare in grande.
  3. Meet the mission: scegliere una struttura che permetta a tutti di perseguire la missione aziendale e di essere misurati in questo.
  4. Exceptional Work Environment: creare un ambiente di lavoro eccezionale, divertente e stimolante per tutte le persone che lo vivono.
  5. Empowered Employees: riconoscere che la felicità è la nuova produttività, proporre molti bonus, dare autonomia, apprendimento costante, assunzioni fondate sulla passione e su valori condivisi.
  6. Everyone Wins: il successo dipende dalla soddisfazione di tutti.
  7. Earth Friendly Office: la sede di lavoro è un ufficio che rispetta il pianeta, non lo danneggia.
  8. Eco Design: prodotti e servizi sono disegnati pensando alle future generazioni.
  9. Replenish the Planet: non limitarsi a limitare al massimo quello che si prende al Pianeta ma offrire alla natura risorse perché  l’ambiente prosperi.

Niente male, eh? Una competizione per migliorare il mondo, non unicamente il proprio fatturato.

Provate a fare una domanda al vostro prossimo colloquio di lavoro: “Se un cliente che lavora sfruttando la manodopera di bambini offrisse 100 milioni di euro per avere il vostro prodotto cosa rispondereste?”.

Io l’ho fatto. E ora inizio una nuova avventura.

A presto,

Tommaso

One Response

11.09.12

Bel post, bel blog. Sono d’accordo, oggi bisogna riuscire a cambiare mentalità, riuscendo però anche ad autosostenersi economicamente.

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