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Sei un costo, sei precario, sarai disoccupato. Oppure puoi fare così

Ho messo insieme tre informazioni. E ho avuto un’idea. Nemmeno molto originale per la verità.

Prima informazione.
Per lavoro stiamo studiando un approccio nuovo per fare marketing.
Il nome di questa metodologia è “inbound marketing“.
Cioè farsi trovare solo da chi sta cercando informazioni sui problemi che noi risolviamo e dialogare con queste persone fino a farle diventare nostri clienti.

Seconda informazione.
Notizia di ieri: in Italia la disoccupazione (ufficiale) è al 13%. 42% quella giovanile. Wow.
Milioni di persone che mandano centinaia di CV, tutti in coda con il proprio bigliettino in mano sperando di vincere alla lotteria di un colloquio.

Terza informazione.
Conosco tanti amici che non sono disoccupati. Sono precari. Lavorano in condizioni assurde perché l’alternativa è il famigerato bigliettino della lotteria in mano. Laureati (spesso con lode) che lavorano ben più di 40 ore alla settimana e con stipendi (anche se sarebbe più corretto definirli rimborsi) da “lavoretti” adolescenziali. Assurdo.

Ok. Quindi?

Precarietà e disoccupazione sono gli effetti di una trasformazione del sistema economico. Non è una crisi. È proprio un cambio delle regole di base. Chi si adegua in fretta trova una sua posizione.
Chi rimpiange qualcosa che non c’è più prenda il mano il suo biglietto e si mette in coda.

Precarietà e disoccupazione sono vocaboli pronunciati da chi cerca un “posto di lavoro“.
Chi il lavoro lo crea non parla così.
Imprenditori, creativi, innovatori, lavoratori di successo parlano di opportunità, crescita, sistema, collaborazione.
E fanno una cosa ben diversa dal cercare un “posto di lavoro”.
Lo scoprirai tra 1 minuto.
Quando prendono in mano un cv o ricevono la millesima richiesta di colloquio della settimana nelle loro orecchie rimbomba una frasetta devastante: “Sto cercando lavoro, posso diventare uno tuo costo?”.

Sì. Quello che per me è un posto di lavoro per un datore di lavoro si tratta di costo. Fastidio.
Da evitare. E da tagliare.

Tra un attimo scrivo la formula (non) magica per rovesciare il problema.

Prima voglio ricordare perché siamo così abituati a metterci in coda.
Siamo stati educati a farlo per tanti anni a scuola e all’università.
Ci hanno detto che se avessimo imparato tante nozioni e avessimo avuto tanta memoria durante gli esami avremmo preso ottimi voti e avrebbero fatto a gara per assumerci, corteggiarci, riempirci di soldi e farci diventare delle rockstar.

Questo funzionava fino a 15 anni fa. Perché il sistema economico “drogato” dal debito crescente premiava più o meno tutti.
Ognuno prendeva il suo biglietto e si metteva in coda. Ma la lotteria era generosa e vincevano quasi tutti.

Ora è diverso perché le regole sono diverse.

Il marketing delle aziende sta cambiando approccio.
Sempre meno spot e interruzioni dell’attenzione a cui siamo abituati. Costano tanto e ormai danno fastidio. Non funzionano più bene come una volta.
Ora servono sempre più dialogo, informazione, comunicazione aperta e multicanalità per poter entrare in relazione con le persone/clienti che mi interessano.

Per chi cerca lavoro non è diverso.
Preparare un buon CV e spararlo a pioggia a migliaia di organizzazioni sperando di essere chiamati è giocare alla lotteria.
E pure frustrante.

Se io voglio trovare un lavoro devo essere “speciale”.
Solo così sarò interessante e potrò saltare la fila.

Ci siamo. Ecco la famosa formula (non) magica.

Devi smetterla di cercare un posto di lavoro.
Smettila di chiedere di essere un costo per chi ti ascolta.

Inizia a risolvere i problemi.
Risolvi un problema dell’azienda di cui vuoi fare parte.
Risolvi un problema della tua città.
Risolvi un problema che conosci bene nel tuo settore di competenza.

Insomma, risolvi un problema e racconta perché tu sei capace di farlo.

Marco, un mio caro amico, ha fatto così.
Faceva un altro lavoretto che non amava ed era appassionato di poker.
Conosceva alla perfezione il poker. Giocava online, dal vivo, leggeva forum, conosceva persone. Insomma un vero esperto. Ovviamente conosceva anche tutti i problemi ancora irrisolti di quel settore.
Dopo tante chiacchierate e birre bevute insieme si è deciso.
Ha iniziato a proporsi a tutte quelle società che il poker lo fanno di lavoro come uno che risolve dei problemi che ben conosce. Ha funzionato. E molto bene anche!
Ormai lavora da qualche anno nel settore che ama e continuando a risolvere problemi i suoi datori di lavoro sono ben contenti di premiarlo.

Cosa fare quindi?
Propongo un elenco di cose da fare.
Lo metto giù sotto forma di elenco puntato perché i teorici del marketing sostengono che funzioni di più. :)

– scrivi su un pezzi di carta quello che ti piace fare
– elenca i problemi che saresti in grado di risolvere
– inizia a scrivere online (blog, facebook, linkedin, g+, ovunque!) di come sai risolvere quei problemi
– individua le organizzazioni con cui (o per cui) vuoi lavorare
– individua le persone specifiche con cui lavoreresti (scavalca l’ufficio risorse umane)
– mettiti in contatto con loro (telefona!) senza mandare alcun cv: proponi una possibile soluzione a un problema che sai che hanno
– se la persona con cui parli non si dimostra interessata a chi gli risolve i problemi… scappa!
– continua a scrivere e a produrre contenuti interessanti da regalare alla rete
– “magicamente” ti contatterà qualcuno che è interessato al tuo modo di risolvere i problemi.

Non garantisco che troverai un “posto di lavoro”.
Ma lavorerai, risolverai problemi e guadagnerai. Va bene lo stesso?

Oppure sei libero di prendere un altro biglietto e aspettare in coda un altro giro di lotteria per diventare finalmente un fastidioso costo per qualcuno.

You rock.

Tommaso

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